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25 anni di una legge ad alto impatto: Confotur 3.0

Una nuova generazione di persone, politiche e processi entra in azione.Nelle sue nozze d’argento, questa versione 3.0 ha reso evidente che la concessione dei benefici previsti dal regime risponde a un criterio di valutazione rigido, metodico, esatto e persino perfezionista che, come anticipato, rischia di compromettere la tempestività degli investimenti.

A distanza di un quarto di secolo da una grande decisione di Stato — l’approvazione e la promulgazione di una legge di incentivi per il settore turistico così audace e destinata a incidere profondamente sull’economia nazionale negli anni a venire —, giungiamo a un momento in cui appare doveroso valutarne le diverse sfaccettature: l’impatto economico e le principali sfide future.

Il percorso compiuto mostra un’evoluzione ben definita. Il Confotur è passato da una prima fase pragmatica, in cui la rotta veniva tracciata in itinere, a una fase di adeguamento normativo, fino a giungere all’assetto attuale, caratterizzato da un rigore tecnico quasi perfezionista e dal serrato scrutinio delle autorità fiscali. Se da un lato tale rigore infonde fiducia sia agli investitori che alla collettività, dall’altro rischia di rallentare il ritmo di attuazione degli investimenti. In questo contesto, è opportuno interrogarsi se stiamo entrando in una nuova era della storia del Consiglio di Promozione Turistica (CONFOTUR): un vero e proprio “Confotur 3.0”?

Il Punto di Partenza e l’Evoluzione Successiva

La finalità originaria della Legge n. 158-01, promulgata il 9 ottobre 2001, era quella di incentivare lo sviluppo delle infrastrutture turistiche nelle aree non ancora valorizzate o il cui sviluppo era risultato inferiore alle aspettative. Le esenzioni fiscali previste erano estremamente ampie e includevano l’esenzione dall’imposta sui redditi per i progetti ammessi per un periodo di 10 anni (successivamente esteso a 15), oltre all’esenzione dall’imposta sui trasferimenti immobiliari e dai dazi doganali per il primo equipaggiamento, tra gli altri benefici.

Oggi gli indicatori del settore parlano da sé. La capacità ricettiva alberghiera è quasi raddoppiata rispetto alla fine degli anni ’90. L’afflusso di visitatori è quasi quadruplicato: dai 3,1 milioni del 2001 ai 11,7 milioni del 2025, inclusi i crocieristi (Banca Centrale della Repubblica Dominicana). Nell’ultimo quinquennio, gli investimenti turistici hanno rappresentato circa un quarto di tutti gli investimenti diretti esteri (IDE), raggiungendo il 26% nel 2025 (Banca Centrale). Il settore alberghiero e della ristorazione impiega inoltre circa l’8,5% della popolazione occupata del Paese (Banca Centrale, 2025).

Confotur 1.0 (2001–2004): Tracciare la Rotta In Itinere

Il rigoroso processo valutativo applicato oggi ai progetti non è nato dall’oggi al domani. Nelle prime fasi di applicazione della legge, soprattutto durante i primi anni, esisteva solo una serie essenziale di requisiti statutari, senza una procedura standardizzata che disciplinasse l’insieme delle tipologie progettuali sottoposte a esame.

Si tratta di una dinamica fisiologica nella fase genetica di qualsiasi testo normativo. In questo caso, le lacune regolamentari vennero colmate dal criterio pragmatico e visionario dei primi componenti del Consiglio di Promozione Turistica, orientato a snellire l’iter degli investimenti. Tale impostazione, promossa anche dal settore privato tramite la rappresentanza dell’Associazione Nazionale degli Hotel e dei Ristoranti (ASONAHORES) all’interno del Consiglio, ha contribuito in modo determinante ad accelerare il flusso di capitali verso il settore negli anni successivi.

In questa fase si registrò anche il primo aggiustamento normativo. Nel 2002, con la Legge n. 184-02, le esenzioni concesse agli hotel e alle strutture turistiche complementari vennero estese a ville, appartamenti e lotti sviluppati a corredo di tali complessi: un intervento lungimirante che avrebbe in seguito agevolato l’integrazione tra l’offerta ricettiva tradizionale e l’emergere delle piattaforme digitali di prenotazione.

Confotur 2.0 (2004–2014): Adeguarsi a un Mercato in Evoluzione

La seconda fase è stata caratterizzata dalla consapevolezza che il mercato turistico si evolve sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo, e che la disciplina legislativa debba evolvere di pari passo.

Il primo intervento di sostanza ha riguardato il riconoscimento che anche il rinnovo delle strutture alberghiere esistenti dovesse rientrare nell’ambito di applicazione del regime. La Legge n. 318-04 ha concesso l’esenzione dai dazi di importazione per l’ammodernamento del parco alberghiero esistente; successivamente, la Legge n. 195-13 ha ampliato tali benefici, prevedendo l’esenzione totale da ITBIS (IVA) e dazi doganali per la modernizzazione di hotel con oltre cinque anni di attività, e l’esenzione totale per le ristrutturazioni superiori al 50% su immobili con più di quindici anni. Questa flessibilità è stata un tratto distintivo del Confotur, che ha costantemente adeguato il proprio quadro normativo per garantire la continuità degli investimenti, sia rispondendo alle istanze degli operatori che anticipando i trend di mercato.

Il secondo intervento — probabilmente il più incisivo — risale al 2013, quando la Legge n. 195-13 ha esteso le agevolazioni fiscali all’intero territorio nazionale, aumentando il periodo di esenzione da 10 a 15 anni. La portata di tale riforma è stata determinante: Santo Domingo, che non era considerata un polo turistico (a eccezione della Ciudad Colonial), ha potuto incrementare significativamente la propria offerta alberghiera, come testimoniano le nuove strutture sorte nel centro direzionale della città. Analogamente, altre destinazioni consolidate ma in fase di stasi, come Puerto Plata, hanno potuto beneficiare degli strumenti necessari per il proprio rilancio.

Parallelamente, il Confotur ha dovuto affrontare la complessità applicativa di adattare il testo normativo a modelli di investimento estremamente eterogenei. A tal fine, l’organo amministrativo ha adottato criteri interpretativi evolutivi e soluzioni operative pratiche per progetti complessi articolati in più fasi, i cui master plan richiedevano orizzonti temporali di sviluppo superiori ai dieci anni.

È stata altresì valorizzata la necessità di approvare zone ad uso misto comprensive di alloggi per i dipendenti, intesi come elemento essenziale dei progetti strategici. Qualora la legge originaria intendesse promuovere aree poco sviluppate, era evidente che in tali zone difettasse la bacino di manodopera necessario a sostenere la crescita del complesso turistico. I grandi progetti infrastrutturali rischiavano la paralisi in assenza di alloggi dignitosi nelle vicinanze per il personale, superando così modelli abitativi precari. L’autorità ha in questo modo integrato la dignità del lavoratore come componente valutativa del piano di investimento.

Negli anni successivi sono stati emanati ulteriori provvedimenti attuativi — tra cui il Regolamento di esecuzione della legge (Decreto n. 372-14 del 9 ottobre 2014, adottato a tredici anni esatti dalla promulgazione della legge) —, che hanno disciplinato in dettaglio ogni profilo procedurale, consolidando la certezza del diritto per gli investitori.

Una Minaccia Costante: Il Rischio di Abrogazione

In tutte e tre le fasi, la ricorrente prospettiva di un’abrogazione della legge ha rappresentato uno dei principali elementi di rischio operativo. È fisiologico che i regimi di incentivazione settoriale incontrino resistenze critiche, in particolare da parte di organismi internazionali che evidenziano come la presenza di agevolazioni fiscali permanenti possa alterare la neutralità del sistema tributario. In determinati contesti e a fronte di specifiche variabili macroeconomiche, tali rilievi conservano un loro fondamento.

L’episodio più recente ne è una conferma: nell’ottobre 2024, il Potere Esecutivo ha presentato il disegno di Legge di Modernizzazione Fiscale, che proponeva l’abrogazione degli articoli cardine della Legge n. 158-01, in particolare quelli relativi alle esenzioni (Art. 4) e alla loro durata (Art. 7). A seguito della ferma reazione del settore, il testo è stato ritirato dal Congresso nello stesso mese. Ciononostante, il rischio non si è dissolto: è evidente che la stabilità del regime dipende sia dai risultati economici prodotti, sia dalla capacità di giustificarne la sostenibilità dinanzi agli organi di controllo fiscale.

Tuttavia, gli strumenti di incentivo e disincentivo fiscale orientano inevitabilmente le decisioni strategiche delle imprese. Sono rarissimi gli ordinamenti che non ricorrono a forme di ausilio fiscale per sostenere settori chiave: dai sussidi alla produzione agricola negli Stati Uniti, in Cina o nell’Unione Europea, agli accordi di stabilità fiscale per il settore minerario in Perù o Cile, fino ai regimenti speciali per la proprietà intellettuale e l’innovazione in Irlanda o nei Paesi Bassi. I governi mirano ad attrarre capitali nei settori a più alto potenziale di ricaduta economica positiva.

Per valutare l’opportunità di tale regime non è sufficiente il raffronto internazionale: occorre analizzare i dati finanziari concreti. Secondo la relazione ufficiale sulle spese fiscali per il 2026, l’onere finanziario delle esenzioni per il settore turistico è stimato in 14.691 milioni di RD$, pari ad appena il 3,7% della spesa fiscale totale del Paese e allo 0,17% del PIL (circa 235 milioni di USD). Per contro, nel 2025 il turismo ha generato un introito di valuta estera pari a 11.318,5 milioni di USD, rappresentando quasi un quarto dell’intero flusso valutario in ingresso nel Paese (Banca Centrale).

Sebbene non sia configurabile un nesso di causalità diretta — non dipendendo l’intero gettito turistico dalle sole agevolazioni —, il confronto evidenzia chiaramente le proporzioni in gioco: per ogni dollaro di spesa fiscale stimata, il settore turistico immette nell’economia nazionale circa cinquanta dollari in valuta estera.

Una visione economica di lungo periodo richiede politiche fiscali chiare e stabili. Essendo il turismo un pilastro fondamentale della creazione di ricchezza e della produttività nella Repubblica Dominicana, rinunciare a tale impianto incentivo risulterebbe inefficiente.

Confotur 3.0 (Oggi): Rigore, Controllo e Scrutinio Fiscale

Il rischio di una distorta applicazione delle disposizioni agevolative ha sempre costituito un elemento di vulnerabilità: dal rischio di utilizzi impropri o di estensione sproporzionata delle esenzioni a beni non ammissibili, alla concessione di benefici a interventi privi di un significativo impatto socio-economico o estranei alla filiera turistica. Per contrastare tali criticità, il Confotur ha progressivamente inasprito le limitazioni — escludendo dalle agevolazioni talune categorie di beni, come i veicoli a motore — e rafforzato le procedure di audit.

A ciò si è aggiunta la valutazione della qualità dell’offerta turistica quale requisito essenziale per i progetti operativi: un maggiore controllo normativo sulle infrastrutture in esercizio si è rivelato fondamentale per mitigare i rischi reputazionali per il Paese, in particolare sotto il profilo della sicurezza e degli standard igienico-sanitari.

Di contro, si manifesta il rischio opposto: un eccesso di rigore formale nella fase istruttoria, in cui un mero errore materiale o una minima discrepanza terminologica nei titoli autorizzativi può comportare il blocco dell’investimento per diversi mesi nelle more delle rettifiche burocratiche. Un caso recente ne offre un chiaro esempio: un progetto aveva ottenuto dal Ministero del Turismo l’autorizzazione per una specifica denominazione commerciale; tuttavia, poiché tale denominazione non coincideva letteralmente con quella riportata nell’autorizzazione ambientale — pur essendo l’opera identica nei suoi elementi costitutivi —, l’iter presso il Confotur è rimasto sospeso fino al completo allineamento formale dei nomi tra le diverse amministrazioni. In tali contesti, la previsione di meccanismi di regolarizzazione postuma per gli errori non materiali consentirebbe di non arrestare il procedimento autorizzativo senza pregiudicare l’efficacia dei controlli.

Giungiamo così a quello che può definirsi Confotur 3.0: una nuova stagione caratterizzata da nuovi attori, politiche aggiornate e processi riorganizzati. Giunto al suo 25° anniversario, questo assetto ha chiarito che l’accesso ai benefici del regime è subordinato a standard valutativi estremamente rigidi, metodici ed esatti, il cui eccessivo perfezionismo può tuttavia rappresentare un fattore di freno per la celerità degli investimenti.

Apprezzato ma Impegnativo

Tale rigore procedurale risponde anche alla stretta vigilanza esercitata dalle autorità fiscali (Ministero delle Finanze e DGII), che hanno reinterpretato i criteri applicativi tradizionali delle esenzioni, sottoponendo a un vaglio rigoroso ogni singola voce di spesa presentata.

In questo scenario, gli investitori sono consapevoli che l’applicazione della legge non ammette flessibilità e mantengono una posizione complessa nei confronti di Confotur 3.0: ne apprezzano la solidità e la garanzia giuridica, ma ne subiscono la gravosità procedurale.

In sintesi, garantire il massimo rigore senza scoraggiare gli investimenti: sarà questa la vera sfida del CONFOTUR 3.0?

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